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Il voto del Parlamento europeo sull'Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) -previsto in seduta plenaria a luglio-, dovrebbe essere negativo. Il controverso accordo internazionale per combattere la contraffazione e le violazioni della proprietà intellettuale, rischia di trasformarsi in un giogo anche per le libertà individuali degli utenti di Internet. Non sono ancora chiare le regole che sottendono questo accordo e di fatto il trattato -denuncia qualcuno- serve alle lobbies delle multinazionali del cinema e della musica, per difendere i propri profitti, a qualunque costo.
«Tra le carenze del trattato Acta -ha detto il britannico David Martin (S&D), relatore sull'Acta- ci sono il non aver definito in modo sufficientemente chiaro la "scala commerciale" e la richiesta implicita ai fornitori di servizi Internet di agire come una polizia in rete. Ciò potrebbe portare alla conseguenza non voluta di minacciare le libertà civili». Sono già diversi i Paesi della Ue, che si sono pronunciati contrari a questo tipo di accordo. L'eurodeputato Niccolò Rinaldi ha chiesto di contrastare la contraffazione «con strumenti diversi che siano più appropriati».
«Proporre di respingere Acta -ha spiegato ancora Martin- non vuol dire respingere la necessità dell'Unione europea di proteggere la sua proprietà intellettuale. L'Europa può competere solo sulla base di innovazione e creatività e per fare questo, deve proteggere la sua proprietà intellettuale». Citando il caso dell'accordo Ue-Usa sul "Passenger Name Record", che è stato modificato secondo regole più accettabili, ha poi ancora suggerito che la Commissione potrebbe «tornare indietro e portare avanti la procedura di modifica» del Trattato.